Non so se ne avevo bisogno...


... ma ho comprato un Creative Zen Mozaic.



Da quando ho iniziato l'università, porto sempre il lettore MP3 con me. Prima non ne avevo bisogno, ero sempre in compagnia, quindi non mi ponevo il problema di tenere l'MP3 sempre in tasca. Adesso non mi incontro con nessuno, così, per non annoiarmi mentre cammino, ascolto musica.



Beh, ho questo lettore da 1GB, un Packard Bell molto carino e comodo. Però stamattina, in preda alla mania di spendere denaro, ho comprato un Mozaic da 4GB. Nero. Nerissimo. Era una sorta di pacchetto convenienza di Fnac. Oltre al lettore stesso, ho trovato una protezione in gomma, un paio di auricolari di qualità superiore e un alimentatore da rete elettrica. Per lo stesso prezzo del singolo lettore.



Mi piace tantissimo. Ora non vedo l'ora di dover andare da qualche parte, per provarlo anche in strada. Intanto, l'ho provato con gli auricolari. Si sente stupendamente. E anche lo speaker interno, niente male davvero.



Me ne sono innamorato da quando l'ho visto, qualche mese fa. Ora è mio.



Non vedevo l'ora. *-*


Ok, mi sono rincoglionito


Apro Bluefish, decido di scrivere una piccola applicazione per Facebook.

Batto le mani, mi scrocchio le dita... e poi butto la testa sulla scrivania.



"NON MI RICORDO PIÙ IL PHP!!!"



Ecco, ora ci penso un po'. Rischio veramente di averlo dimenticato. .___."


A ripensarci, poi, suona strano


No, è che ci stavo ripensando un attimo.

Cioè, è banale e squallido ripensarci, ma lo stavo facendo.

Non so nemmeno io perché. O forse lo so, ma non voglio ammetterlo.



Sono quattro giorni che ho compiuto vent'anni. Ma proprio io? Co' 'sta faccia di cazzo che mi ritrovo?

Ma stiamo scherzando?



Mboh. Comunque, tralasciando le elucubrazioni che la mia mente malata propone, passo al vero argomento del giorno.


[continua...]

Cypher




Mica male. Una storia decisamente interessante, mi è piaciuto.

E con oggi sono 20


Evvabbè, oggi ho compiuto 20 anni.

E mi sono regalato pure un 28 al primo esame all'università.



Che giornata ho passato? Niente di che. Sono stato a casa ed ho festeggiato in famiglia.

I miei mi hanno regalato un nuovo paio di scarpe e tre libri: "A scanner darkly" e "La svastica sul sole" di Philip K. Dick, "Mona Lisa cyberpunk" di William Gibson (purtroppo, non c'erano "Neuromante" e "Giù nel ciberspazio", questo è l'ultimo della trilogia).



Mia sorella, evidentemente indecisa sul regalo (e, probabilmente, ancora sbalordita dal fatto che io le ho fatto il regalo al compleanno), ha optato per il dono sempre apprezzato: denaro.



Una mia cara amica, invece, mi ha regalato un bel portamonete/portabanconote. Che sarà mio fedele compagno per i miei innumerevoli pasti alla mensa.



Ed ora, visibilmente scosso dall'aver compiuto il ventesimo anno d'età, siederò qui a ricordare il passato, pensando a come ho sprecato vent'anni di vita. D'oh!


Primo esame: programmazione!


Oggi ho dato l'orale del primo esame, quello di programmazione.



Risultato? 28!



Dicono che al primo esame si deve accettare qualsiasi voto.

Se fossero tutti così... dove devo firmare? XD


Metropolis (2001)




Non è di Hayao Miyazaki (e si nota), ma è comunque ben fatto.

Si, riprende effettivamente da Metropolis di Fritz Lang, datato 1927. Uno dei prossimi film che vedrò.

Io sono ancora qui, eh


Mi sono reso conto che, negli ultimi giorni, io non ho scritto granché.

Piuttosto, sono state le locandine e le copertine dei film ad aver parlato per me.



Il che non è esattamente ciò che vorrei. Ogni tanto, dovrei scriverci qualcosa io.

Però mi rendo conto che, col tempo, ho perso molta della antica voglia di scrivere. Ho perso un bel po' del mio stile.

E con il termine "stile" non voglio peccare di modestia. Io non sono uno scrittore, né lo sarò mai, presumibilmente. Ma ognuno, quando scrive, ha uno stile.



Persino le ragazzine che usano le "k" e le "x" al posto di "ch" e "ss". Uno stile di merda, senza alcun dubbio, ma pur sempre uno stile. Di merda.



Soprattutto, non ho più molto di cui parlare.

Capiamoci meglio. Almeno mi sfogo un po' e spiego le mie ragioni.



Io sono un pezzo di merda. Uno di quelli che, si, ti resta amico per molto tempo. Anche per sempre, se le cose funzionano.

Ma sono un gran pezzo di merda.



Io non guardo mai cosa c'è a breve distanza da me. Preferisco lanciare uno sguardo oltre e pensare a cosa c'è più avanti.

E no, io non sono uno di quelli che vede la luce alla fine del tunnel. Perché alla fine del tunnel ce ne sarà sempre un altro.



Io sono diventato quello che sono col tempo. E, forse, non sono nemmeno felice di ciò che sono diventato.

Forse avrei preferito essere diverso. Forse. Ma esistono infinite strade da imboccare. Una volta scelta una di queste, come si può tornare indietro? Un bivio si lascia sempre alle spalle. Kierkegaard si disperava, per i bivi. Io resto indifferente.



Io resto indifferente rispetto ad ogni cosa.

Ma ho opinioni su molte, troppe cose.

E alla gente non sta bene. Alla gente non sta bene perché io ho le mie opinioni e loro hanno le proprie. E le mie divergono, molto spesso, dalle loro.

Soprattutto, alla gente non sta bene che io pensi. Non sta bene che io la pensi diversamente. E la gente vuole provare a cambiarmi, ma perché dovrei starli a sentire?



Io sono ciò che sono per quello che ho fatto, che ho detto. Ed io sono così. Sono fermo, qui al centro di questo immaginario cerchio, e non mi aspetto che la gente accetti ciò che dico. Ma la gente non si aspetti che io accetti ciò che viene da fuori. Sono io a scegliere.



Io sono un essere pensante, al pari degli altri. E non mi sta bene che mi si dica che ho torto. Perché io non ho torto. Ho torto per chi non condivide la mia opinione, ma ho ragione per chi è con me. Ed è così per tutti. Tutti abbiamo torto e tutti abbiamo ragione, contemporaneamente.



E allora non esiste una opinione. È una questione di zero e uno. In ogni caso.



Sono finito a parlare d'altro, ma devo provare a tornare indietro, sul discorso originale.



Io sono sempre stato un pezzo di merda. Ed ho finito il liceo da molto tempo.

Ho preso il mio bel diploma, mi sono iscritto all'università e sono finiti i litigi adolescenziali dei tempi scolastici.

Ora sto preparando gli esami e mi sto dando abbastanza da fare. Per non fare figure da idiota. Per non perdere altro tempo.



Ma io sono un pezzo di merda, perché sono strano, perché sto per conto mio. Perché sono quel tipo serio, che si fa i cazzi suoi, parla poco e non infastidisce nessuno. Finché non parla, almeno.



Sono quello che dice due parole. Due sole parole. E, con quelle due parole, smonta e rimonta. E finisce per avere ragione.

Convinco e non mi lascio convincere. Così aperto mentalmente, così chiuso alle opinioni. Perché sono opinioni. Sono personali. E queste sono le mie. Qualcuno finisce per condividerle, qualcuno no.



A volte mi sento al centro del mondo.

A volte, invece, mi sento fuori da tutto. Rinchiuso nel tunnel e lontano da tutti, in compagnia di una busta di caramelle, un buon film e un paio di auricolari che mi isolano dal resto del pianeta.



Eppure io sono qui. Sono ancora qui.

Visibile agli occhi di tutti. Spesso invisibile. Perché mi nutro spesso delle mie fantasie. Perché io non ho un legame così stretto con questa realtà. Perché io odio questa realtà. Odio tutto ciò che c'è di sbagliato. E troppe sono le cose da correggere. Così tante che si farebbe prima a distruggere tutto e ricominciare da capo.

E allora io sono il folle, colui che vuole rivoluzionare il mondo. Ma che non può, perché è solo di fronte ad un intero mondo che si fonda su quei sistemi. Un mondo di incapaci, di raccomandati, di sfaticati. Tutta gente che pretende di lasciare tutto com'è. Perché non importa che una cosa non funzioni. Si aggiusterà volta per volta, non farà male a nessuno. Come no.



Io non ho ragione. Ma non ho nemmeno torto.

Di fronte al mondo, io sono l'ennesima dimostrazione che una persona può riflettere. Sul mondo. Su se stesso. Su ciò che funziona. Su ciò che non funziona. Su quel che c'è da cambiare.



E passo sempre per l'idiota del momento.

Eccolo, lo scemo del villaggio globale.

Perché non esiste rispetto per la gente, oggi.



Siamo nel 2009. Che anno è?



Un anno di merda. Da quando è nato l'universo.