Stambecco impavido


Da oggi sono uno stambecco impavido.

È uscito Ubuntu 8.10, nome in codice "Intrepid Ibex".

Felipe ha già dato la notizia ed io lo seguo, visto che ho completato l'avanzamento da una mezz'ora.



Ho dovuto scaricare 1275MB circa di nuovi pacchetti, procedendo ad una velocità oltre i 200kb/s. Più o meno, ho impiegato un'ora e mezzo tra download, installazione, configurazione, rimozione dei pacchetti obsoleti e riavvio della macchina. Ora devo solo rimuovere il vecchio kernel e sperare che la webcam funzioni ancora come si deve.



Per il resto, non l'ho ancora valutata come si deve, dal momento che ho avuto altro da fare. Però, devo dire, dal punto di vista grafico mi sembra che ci sia stato un piccolo passo avanti nel menu, reso giusto un pelo più leggibile. Inoltre, nella system tray appare la festante icona di "HPLIP", ovvero il gestore delle stampanti HP. Non so se appare a tutti o solo a me, che uso una stampante HP (peraltro non mia. :P).



Ah, Ubuntu vi indicherà un messaggio nella solita tray: leggetelo attentamente. C'è scritto che l'applet di spegnimento è cambiata, ma basterà premere quel pulsantino "Update" che appare nella finestrella dell'avviso per farla magicamente cambiare (a meno che voi non installiate tutto da zero, in tal caso andate avanti senza problemi).



E no, non so se scriverò una breve recensione per dire ciò che mi piace e ciò che non mi piace di questo stambecco. Il mio consiglio è sempre lo stesso: scaricate Ubuntu e provatela. E poi ditemi se tornereste a Windows. :)


L'inizio della fine


Il decreto è stato convertito in legge.



Siamo immersi in quella roba lì fino al collo.



Questo significa solo una cosa: questo governo vuole l'ignoranza degli studenti.

E chi ha votato questo governo?

La maggioranza degli italiani che l'ha votato!

E che significa questo?

Per la proprietà transitiva, questo significa che la maggior parte degli italiani vuole che gli italiani siano ignoranti, che non riescano ad arrivare a fine mese e che l'Italia diventi lo zimbello del mondo intero.



Complimenti.


L'incubo di una notte


Lo ammetto: ho scritto l'intervento "Sogno di un pomeriggio di mezzo autunno" perché non avevo il coraggio di scrivere ciò che è successo durante quella notte. Ed è una cosa abbastanza stupida, perché è stato solo un incubo. Come quello di stamattina.



Ma partiamo dall'inizio.



Nella notte tra il 20 e il 21 ottobre ho sognato di essere in una stanza grigia, illuminato da lampade al neon posizionate sui lati. Ero tranquillo e alle mie spalle c'era un'apertura che dava su un corridoio identico alla stanza. Di fronte a me, invece, c'era una porta fatta di sbarre, proprio come quelle delle celle in un carcere. La spingo e la porta, incredibilmente, si apre. Si apre su un corridoio fatto a U, senza nessuna apertura né altro, solo luci al neon. Faccio qualche passo verso il corridoio, ma all'improvviso torno indietro, terrorizzato, quasi piangendo. Torno nella stanza che mi faceva sentire sicuro. Torno come se sapessi che quella porta non si riaprirà più per me.



Qualche notte prima ho avuto lo stesso incubo, ma in una forma un po' diversa.

Ero sempre in una stanza grigia illuminata da luci al neon, ma mi trovavo dalla parte opposta del corridoio. Di fronte a me lo stesso scenario di prima. Ma stavolta non spingo la porta. Mi limito ad uscire dall'apertura alle mie spalle, percorro il corridoio fino all'altra stanza e provo a spingere la porta, ma non si apre.



Stamattina, invece, mentre ero nel dormiveglia, devo aver avuto un incubo terribile. Non ricordo più nulla. So solo che piangevo tantissimo. Non nel sogno: io.

Mi sono svegliato in lacrime.



Era tanto tempo che non sognavo, ok. Ma non volevo ricominciare con gli incubi.


¿Que pasa?


Niente.



Cioé, almeno per modo di dire. In effetti stanno accadendo tante cose, in questi giorni, che c'è da mettersi le mani nei capelli e iniziare a piangere.



La polizia nelle Università. Si respira aria pesante, in ateneo.

Significa metterci tutti sotto stretta osservazione della politica. Significa restringere le nostre libertà. Significa non farci fare ciò che dobbiamo fare: studiare.



Lo "psiconano" (come lo definisce Grillo) vuole mandare le forze dell'ordine in ateneo per evitare che gli studenti occupino. E se reputassero sospetto quel tizio lì, che sta semplicemente attraversando il cancello principale per andare a seguire i corsi? Cosa accadrebbe?



Infilare la polizia nelle Università è stupido e sbagliato. È un affronto agli studenti che cercano il meglio e non possono trovarlo, perché un governo menefreghista (ma anche no) sta facendo di tutto per distruggere il massimo grado dell'istruzione italiana. Perché si deve distruggere la cultura alle basi, se vuole un popolo che faccia ciò che si desidera in alto. Significa aspettarsi la violenza per reagire con la violenza.



Significa che stiamo messi veramente male.



Un sostegno morale all'Università... mala tempora currunt.


Sogno di un pomeriggio di mezzo autunno


A volte succedono cose che proprio non t'aspetti.



Stavo allegramente inseguendo aquiloni in un grande prato verde, quando improvvisamente trovai una porta. Si, proprio così.

Una porta.

Spuntata fuori dal nulla. Era lì, in piedi, ritta al centro geometrico del prato. Anche se non ne vedevo i confini, ma sapevo che quello era il centro. Doveva essere un punto importante, per farci stare una porta di quel genere.



Era una porta bella, alta, con due ante. Ed era particolarmente adornata di tutte quelle sciccherie un po' frou-frou che solo una porta può avere, un po' come i baffi tipici di suore e carabinieri.



E così decisi di aprirla. E indovinate cosa trovai dall'altra parte della porta?

Non lo sapete, eh?

Non provate nemmeno a immaginarlo?

E va bene, ve lo dico io.



Al di là della bella porta, adornata di tutte quelle sciccherie un po' frou-frou che solo una porta può avere, un po' come i baffi tipici di suore e carabinieri, trovai nientemeno che...



UN PRATO!



Era un prato bellissimo, verde, pieno di aquiloni scintillanti che volteggiavano felici nel cielo azzurro, limpidissimo, e che non aspettavano altro d'esser rincorsi da un allegro fanciullo che era appena passato per una porta al centro d'un prato per trovarsi al centro d'un prato, con una porta alle spalle!



 



Ogni tanto ci vuole un po' di non-sense, non credete?


Immatricolato


Eccomi qui, ormai in mezzo ai pasticci.

Si, ho ricevuto la matricola dall'università. Si, sono iscritto al corso di laurea in Informatica presso la Federico II.

Si, di fronte a me ci sono altri cinque anni di studio.



Niente lingue. T_T


Perché lo faccio?


Talvolta me lo chiedo anch'io.



Questo mio blog è nato, nel 2005, come un blog personale, ove parlare di me stesso giorno per giorno (o caso per caso, dipende dagli eventi).



Ultimamente, però, ho iniziato a scrivere interventi un po' diversi dal solito, occupandomi di alcuni problemi dei tempi recenti, con un occhio di riguardo per la mia città.

Questo non significa che il mio blogghino si stia trasformando in una testata giornalistica o in una fonte pubblica di informazioni. Tutto ciò che ho scritto fino ad ora rappresenta una sottolineatura di una imprecisione nella maglia sociale, strettamente legata alla mia personale esperienza nei confronti del particolare evento.



Così quando parlo dei problemi dei trasporti mi riferisco alla mia esperienza - sebbene tale problema sia comune a tutti i cittadini -, ma con questo non voglio spacciarmi per reporter free-lance.



Ogni tanto capiterà ancora. Non so con quale frequenza.


"Abbonamenti" e ordinaria follia


Napoli è una città particolare.

È una città che si fa tanto amare per le sue bellezze, ma si fa tanto odiare per fin troppe ragioni.



"L'Italia sarebbe bella senza gli italiani". Ed è verissimo, dunque lo stesso vale per Napoli, in quanto parte effettiva dell'Italia.



Ma comunque non voglio discutere di Napoli e dei napoletani, giacché - mio malgrado - son napoletano anch'io.



Ciò che mi preoccupa è la politica di gestione dei mezzi pubblici, che ha sicuramente qualcosa di strano.

A Napoli esistono diverse compagnie che gestiscono i trasporti, ognuna impegnata in un settore o in determinate zone della città.



La SEPSA gestisce due tratte ferroviarie ed un piccolo sistema di autobus per collegare punti critici a determinate fermate ferroviarie.

Metronapoli gestisce le varie linee della ferrovia metropolitana della città e le funicolari, anche abbastanza bene, direi.

La CTP gestisce un servizio di autobus in alcune zone più periferiche della città.

L'ANM, invece, è relativa al "servizio" di autobus della città.



Su SEPSA e ANM ci sarebbe da fare un discorso lungo pagine e pagine, ma mi limiterò ad alcuni semplici esempi.



SEPSA ha due ferrovie: Circumflegrea e Cumana. Entrambe hanno Montesanto e Torregaveta come capolinea, ma percorrono due tratte completamente diverse tra loro.

Entrambe le tratte nascono in tempi decisamente poco recenti (saranno stati gli anni '20 o '30?).



La differenza sostanziale tra le due ferrovie è che la Cumana può sfruttare il doppio binario, trasportando contemporaneamente passeggeri da un capolinea all'altro, mentre la Circumflegrea si deve limitare al binario unico. Già, perché la Circumflegrea è nata con questa idea: un solo binario. Quando le zone coperte dal servizio si sono espanse a dismisura (un po' come tutta Napoli, che col passare degli anni è letteralmente esplosa), la Circumflegrea non è più stata in grado di servire la popolazione in maniera decente. Così si è deciso di mettere su il secondo binario. Peccato che questo secondo binario sia presente solo nelle stazioni, e nemmeno in tutte! Ed anzi, in alcune stazioni è presente ma non è stato aperto. Tra una stazione e l'altra c'è un solo binario, che costringe al fermo di uno dei due treni fino al passaggio dell'altro, che libererà quindi l'unico binario esistente.



La Circumflegrea passa ogni 20 minuti, la Cumana ogni 10.

Fatta eccezione per i continui ritardi, che rendono la vita difficile a tutti i pendolari che devono spostarsi dal centro della città alla periferia e viceversa.



E questo è il caso SEPSA.

Il caso ANM è assurdamente assurdo.



Ai tempi della Lira, il biglietto - chiamato Giranapoli - costava 1500£ e valeva 90 minuti. Con il tempo, le cose sono cambiate.

All'entrata in vigore dell'Euro, il Giranapoli ha preso il normale prezzo di 0.77€, sempre per 90 minuti.



Col tempo, però, le cose sono cambiate. Il Giranapoli è sparito, lasciando spazio al biglietto "Unico", valido per ogni trasporto napoletano. Poi il prezzo è salito: 1€.



Da qualche mese, ormai, il biglietto costa 1.10€.



Ovviamente, le aziende dei trasporti fanno di tutto per favorire il loro mercato (o almeno dovrebbero), sfruttando magari le varie domeniche ecologiche con pubblicità assurde che invitano a lasciare l'automobile a casa per prendere il mezzo pubblico.



 



Ma se per prendere un autobus c'è da aspettare 40 minuti... preferisco prendere l'automobile, no?!



È questo ciò che non capisco. Il costo del biglietto aumenta, il servizio non migliora. Se anche la gente pagasse il biglietto regolarmente e costantemente, il servizio non migliorerebbe d'una virgola ed il prezzo del biglietto continuerebbe ad aumentare.



Come possono invitarmi a prendere il mezzo pubblico se il servizio è scadente.



Certo, nel mio quartiere c'è poco collegamento. Abbiamo tre fermate della Circumflegrea e diverse linee di trasporto su gomma in transito. Ma la Circumflegrea è nota per i suoi continui ritardi (spesso salta anche alcune corse) e gli autobus - come lamentato anche in questi giorni, non solo ora - tendono a latitare per lunghissimi periodi di tempo. Metropolitana nemmeno a parlarne.



Sarò esigente io? Non credo.

Avevo idea di fare l'abbonamento annuale al servizio, ma fa talmente schifo che non voglio spendere 200€ per dover andare a piedi. Posso camminare anche gratis.


"I pullman non esistono!" e storie di ordinarie iscrizioni


Credo che questa sia una giornata abbastanza strana. O assurda, se vogliamo.



Stamattina mia madre mi sveglia - puntualmente in ritardo. "Muoviti o farai tardi".

Tu fai tardi ed io devo andare di fretta? .___."



Vabbè. Mi alzo, faccio lentamente colazione, mi preparo e... indovinate un po? Faccio tardi!

Sono le 7:50 e devo essere all'università alle 8:30. "Ok," mi dico "prenderò il pullman".



Alle 7:55 arrivo alla fermata per aspettare il pullman. "Passa una volta ogni ora, se lo perdo sono fritto" mi dicevo mentre correvo.



Il pullman non si palesa alle 8:00. Alle 8:10. Alle 8:15 mi crollano le gonadi, così le raccolgo e mi avvio a piedi.

Trafelato, arrivo alle 8:25 sudando da ogni poro.



Dopo due ore di programmazione, mezz'ora di spacco e due ore di analisi (più spacco dello spacco... ma di coglioni!), torno a casa e decido di iscrivermi all'università (finalmente).



Tutto felice (ma nemmeno un po'), apro Unina.it e vado per fare l'iscrizione... nome, cognome, codice fiscale, mappa del DNA, gruppo sanguigno, impronta delle chiap... no, aspettate, queste no!



Ok, insomma. Faccio tutto, poi mi chiedono l'ISEE. Ohibò! Inserisco i dati richiesti e cosa?



- Vogliamo quello con il reddito del 2007, quello del 2006 non va bene

- Ma che, mi prendi per il culo? .___."

- No, sei tu che stai rompendo i coglioni a noi.

- Du'...



'nzomma, ora i miei devono rifare l'ISEE, io devo aspettare e mi sto rompendo le palle.



 



BUONGIORNO MONDO!