Son giorni

Son giorni che non capisco, giorni che non intendo capire.
Osservo il mondo intorno a me e vedo solo il vuoto: il vuoto che c'è nelle persone, ormai abituate alla propria vita e poco propense al cambiamento.
Mi chiedo, allora, quanto di giusto e quanto di sbagliato esista. Mi chiedo se ha senso continuare a sperare che qualcosa cambi, che le persone si ricredano e che comincino a guardare sotto la superfice.

È di questo che si tratta: superficialità.
È doloroso, perché oggi nessuno è in grado di scavare e trovare il nucleo. Per indifferenza, per pigrizia. Perché?
Perché tutti vogliono la stessa cosa: tutto. E subito. Nessuno sa più aspettare, nessuno sa più capire. E si finisce in un circolo da cui non si esce. Si diventa unilaterali, si desiderano solo cose sbagliate. Demoliamo la speranza, manipoliamo le nostre vite... e poi? Viviamo di rimpianti. Reiterare lo stesso errore costa caro e le carte non possono essere rimescolate in eterno.
Incroci. Null'altro. Strade che si incrociano, chissà come, e poi si riparte, ognuno per la propria strada. Dimenticando che le persone non sono soltanto carne e ossa.
Se io potessi esprimere con le parole anche solo una parte di ciò che c'è nella mia testa, beh, non mi basterebbe un giorno intero.
Allora lascio queste poche parole, scritte di getto sul far della notte. Le lascio perché ognuno possa interpretarle come preferisce, come meglio crede. Le lascio, dedicandole a quelle poche persone che, forse, capiranno il senso vero di tutto questo.

Le lascio perché, leggendole, quelle stesse persone potrebbero capire gli sbagli commessi e, eventualmente, tornare indietro.

Non smetterò mai di sognare.