Caro Giorgio

Caro Giorgio,
Correva l'anno 2001 quando facevi un'intensa e interessante analisi del mondo che ti circondava.
Mi perdonerai il "tu", ma ti sento più che mai vicino, convinto come sono di ciò che penso, che pensavi.
Dicevo, nel 2001 analizzavi la società, i nuovi usi, i nuovi costumi, e il tuo giudizio era alquanto interessante. Una sorta di testamento spirituale, il tuo, giacché di lì a due anni ci avresti lasciati.
Parlavi della tua generazione, di come la tecnologia aveva cambiato il modo di vivere e di comunicare, il modo di pensare.
La comunicazione. Un'arte bistrattata e che, a distanza di oltre 10 anni, è stata demolita. Telefoni, internet, televisioni, computer: ma dov'è finita la comunicazione faccia a faccia? Dove siamo finiti noi?
Il tuo "obeso" è ancora qui: sta ingrassandosi di fronte al televisore, ingoiando tutto ciò che gli viene propinato, senza curarsi di smaltire l'immondizia e assorbire solo il necessario.
Sai, Giorgio, non posso biasimarlo: la televisione è diventata, negli anni, il principale mezzo di comunicazione di massa. E la sua qualità, come era facilmente intuibile, è calata. Ma fa un po' specie sapere che tu conoscevi in anticipo queste cose.
Il mondo, mio caro amico, è diventato un posto peggiore: l'"obeso" di cui parlavi è ormai maggioranza, e sai una cosa? Le persone non provano più orrore e paura. Sentimenti che hanno voluto eliminare, col tempo, perché è molto più facile restare indifferenti che scontrarsi con la dura realtà.
Questa realtà, la mia realtà, è solo una grande finzione. Un grosso palcoscenico dove viene messa in scena una menzogna gigantesca, architettata per ingrassare le persone, per assoggettarle alla volontà di chi tiene i fili.
Caro Giorgio, non è finita qui: perché non basta la morte dei sentimenti negativi. La falsificazione delle virtù, dei buoni sentimenti, la derisione della sensibilità: tutto ciò è all'ordine del giorno. Non provare ad essere sensibile, non provare a mostrare di avere un cuore: tutto ti si ritorcerà contro, perché mostrarsi duri è da uomini del nostro tempo.
Ma sta' tranquillo, rasserenati: la tua razza non è morta, non si è estinta. È nascosta, si cela dietro maschere forgiate per fingersi persone comuni, senza ragione e sentimento, ma una maschera - lo sai bene - si può togliere.
Ma non posso fare a meno di dirmi timoroso. Siamo deboli, siamo umani. Possiamo sbagliare e sappiamo giustificarci dicendo che, per una volta, possiamo perdere lucidità e concentrazione, se ci promettiamo che non capiti più. Io non lo accetto, non lo ammetto, non so giustificare. Caro amico, io resto concentrato, stringo il coltello tra i denti, perché voglio negare a me stesso ciò che tu, più di 10 anni fa, stavi dicendo a tutti coloro che ti ascoltavano. È un pensiero che tu hai sviluppato guardando i tuoi coetanei, magari anche i tuoi amici, ma perché dovrebbe valere anche oggi?
Oggi siamo in grado di lottare, di pensare che possiamo farcela, che non tutto è perduto.
Ma te l'ho detto, sto negando a me stesso l'evidenza: gli uomini sono resi schiavi del sistema, che li costringe a vestire in una certa maniera, a seguire certi programmi, a mangiare certe cose, a pensare una data cosa. Pochi riescono a scampare a questa condanna, tutti noi che ci spostiamo all'aperto e combattiamo per il nostro futuro, per il nostro mondo. Ma siamo minoranza, una minoranza senza alcuna speranza di cambiare il mondo.

Amico mio, te lo dico con una punta di rammarico, perché odio doverti dare ragione su un tema così importante, che così tanto mi sta a cuore. Avevi ragione tu, e avevi ragione tanti anni prima.

La mia generazione ha perso.

Ho perso le parole

Oppure sono loro che perdono me.
Ho pubblicato il blog pochi giorni fa e non ho ancora scritto nulla di significativo, se non un intervento per annunciare il mio ritorno.
In buona sostanza, sto trascorrendo giornate all'insegna dello studio, rinchiuso all'università, seduto tra i banchi a seguir corsi, imparando - finalmente e dopo tanto tempo - in maniera passiva ciò che viene detto a lezione, senza necessità di aprire i libri. Gennaio sarà periodo d'esami e, ansia a parte, credo di avere ANSIA ANSIA ANSIA. Ok, un briciolo d'ansia c'è, la voglia di chiudere FINALMENTE questo percorso universitario che va avanti da troppi anni c'è, devo solo farmi un mazzo tanto e dimostrare a me stesso che posso farcela.
Oltre l'università, ben poco. Esco poco, più che altro per andare a correre. Negli ultimi tre mesi ho perso nove kili e messo su muscolatura. I risultati si vedono!
Comunque niente, ho mal di testa e credo che a breve andrò a dormire. NUNGNAFACCIECCHIÙ!

Erasure - A little respect

E niente, ogni tanto devo ricordare a me stesso una cosa: il rispetto te lo devi guadagnare. Anche e soprattutto il rispetto per se stessi. È una lotta coi propri limiti. Non combatterla vuol dire non essere disposti a migliorare. E questa è la più grande sconfitta che si possa vivere.


[continua...]

Una nuova avventura

Rieccomi, pronto ad una nuova avventura online. Mi sono finalmente riappropriato di un minuscolo spazietto che ho ritagliato nel web e dal quale farò sentire la mia voce.

Dopo tante e tante piattaforme, tanti indirizzi diversi, ho trovato - FORSE! - una casa definitiva.

Presentazione al volo per chi non avesse la più pallida idea di ciò che sta leggendo.
Mi chiamo Riccardo, ho 25 anni, studio informatica alla Federico II. Sono vecchio per essere ancora all'università, ma mi sono rimesso sotto a studiare con forze che nemmeno credevo più di avere, col desiderio di prendermi 'sto pezzo di carta, trovarmi un buon lavoro e un tetto sotto cui vivere. Nel frattempo, lavoro come web designer.

La chiudo qui, non c'è molto altro da dire... per ora.
Nota: ci sono ancora casini qua e là. La piattaforma di blogging che sto utilizzando è di mia concezione, quindi perennemente in beta e lungi dall'essere perfetta. Mano a mano correggerò errori di svariata natura, ma il mio obiettivo era di mettere online una prima versione funzionante per poter finalmente scrivere. Cià!