NecessitÓ


Ho un gran bisogno di sfogarmi e urlare.

Urlare fino a perdere il fiato. Fino a svenirne. Urlare tanto da massacrarmi la gola e necessitare di nuovi polmoni.



Non è solo per la questione della 360, che ormai si può dire "risolta", se così vogliamo dire.



Ho bisogno di urlaaaaaaaaaaaaareeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee.



E questo non mi basta. Devo urlare sul serio. Rompere timpani, fracassare bicchieri, rincoglionire gente. Ne ho bisogno.



Tantissimo.


Ma quando ti coglie la sfiga...


... ti coglie sempre bene, eh.

Come quando un piccione ti caga sulla testa.



Volevo giocare a Gears of War 2. Volevo TANTO giocarci.



E la 360 che scherzo mi fa?



Tre led rossi.



Ora, in una mano c'è il calendario, nell'altra la mazza ferrata. E mentre scasso la gente che mi prende per i fondelli, perché ero l'ultimo baluardo delle 360 funzionanti, faccio l'elenco dei santi.


Forse...


... cambiare.



Perché è questo il succo. Cambiare, cambiare sempre. Migliorare, peggiorare. Non importa il verso. Importa il moto.

E il cambiamento fa parte di noi.



Credo di essere cambiato sempre in peggio. Non ho mai avuto spunti nel miglioramento caratteriale, sono diventato sempre più scontroso, scorbutico e acido. Tanto che non mi stupisco più di niente.



Non mi dico nemmeno che è il momento di cambiare, perché non lo farei. Non so dirmi di no.



Non ne sono capace.


Del resto...


... non tutti i mali vengono per nuocere.

Non sempre c'è da piangerci su. La fortuna assiste tutti, prima o poi.

Chi più, chi meno.



La dea bendata mai m'ha guardato.

Il caso ha fatto sì che anche io, per una volta, possa godere delle sue gioie.

Stretti abbracci e piacevoli conversazioni coronano un sogno che si realizza diversamente.

Che prende vita nella forma di una presenza, che si sostanzia in un'omonimia inaspettata, ma che reca buon umore e sincerità.



Che cambia la realtà delle cose, che si lascia accompagnare da musiche e canti.

Che spinge via i mali, e si getta alla ricerca di ciò che, di buono, ancora c'è e lo fa senza nascondersi, senza il timore di esser spinto via.

Senza la paura di perdersi.



Le lacrime versate non celeranno quel sorriso che si sta spalancando. Non cancelleranno ricordi.

E avranno un senso, saranno dolci.



 



Finalmente. Io sto bene.


Una cosa tira l'altra...


... e si finisce sempre per far guai.



Così, apro porte per sbirciare, ne spalanco altre per passare.

Ne chiudo altre per separare ciò che era da ciò che è.

Ne chiudo altre per allontanarmi da un futuro possibile.



Il vuoto è a un passo da me. Accoglierlo o cacciarlo?


SarÓ cosý?


È questa la vita reale?

O stiamo vivendo un lungo sogno da cui non vogliamo svegliarci?



Oppure è un incubo?



Il desiderio del vuoto è sempre più allettante. La sensazione di nulla si fa appagante.


E Joe il corvo?


Il corvo Joe non mi osserva col suo sguardo torvo.

Non mi osserva, compassionevole, pensando che nelle mie vene scorra sangue destinato a seccare, che la mia esistenza sia del tutto inutile e scollegata da ogni realtà.

Lui sa che io capisco il suo stato d'animo, sa che condivido con lui il suo destino.

E, così come io rispetto lui, lui rispetta me.

Con i miei sogni infranti, le mie furiose delusioni, i miei violenti sfoghi con me stesso, che immancabilmente si concludono con atroci sofferenze e traumatici distaccamenti dalla realtà.



Quella realtà che tanto mi odia, che non mi vuole partecipe del suo corso, che fa di tutto per debellarmi, come fossi una malattia di cui disfarsi in fretta.



Un ridicolo destino, il nostro, che ci costringe ai margini.

Che ci esclude dalle possibilità, che ci rende inconsapevoli attori dell'informe spettacolo dell'esistenza.

Quell'esistenza che non si avvicina alla vita, ma ricorda la sopravvivenza.

Per quell'inutile attesa che è, per quel desiderio incessante di scoperta, per quella voglia irrefrenabile di piacere, per tutto ciò che ignoriamo e che ci rende le bestie che stiamo diventando.

Per ricordarci che, in fondo, noi siamo numeri stampati su un pianeta che si ricorda di noi solo quando ha bisogno di richiamarci a sé.

Joe gracchia, sgraziato, nella sua tenebrosa veste, ricordandomi che teniamo i piedi sulla nostra tomba. Che noi siamo lo spettro di ciò che desideriamo e mai otterremo. Che non v'è logica, ma soltanto casualità, unica nostra regina e padrona. Che scorriamo e non abbiamo importanza, perché saremo presto sotterrati e dimenticati.



Che il suo verso rimbombi, che le lacrime sgorghino, che il sangue coli.

Che le domande si facciano grida, che l'esistenza comprenda se stessa, che l'artefice sparisca e la realtà si faccia apparenza.



Chissà com'è il vuoto. Chissà quale sarà il suo suono.


1... 2... 3...

Ma che giornata di merda.