Provincialismo del pensiero

La piccolezza delle persone si nota dai gesti che compie, dalle scelte che fa, quotidianamente o nella vita, nei percorsi che decide di intraprendere. I cambiamenti devono avere sempre una solida base, e mi accorgo che non tutti sono disposti ad accettarli. Dal canto mio, ho sempre avuto per abitudine l'ascolto degli altri e mi piace valutare le opinioni e spesso farle mie. La difficoltà di certi, invece, è non sapere ciò che si è ed esaltare a tutti i costi di essere, sempre e comunque, se stessi. Purtroppo, però, queste persone confondono l'essere e l'apparire, e per questo dimostrano al mondo di essere soltanto la sagoma di se stessi, qualcosa che potrebbe concretizzarsi, ma che resta soltanto una figura indistinta, senza valori, senza uno scopo nella vita se non quello di fingere per farsi accettare dagli altri. La menzogna è la loro arma e io, come altri, me ne sento vittima. I miei errori li ho ammessi, ma io ho imparato tanto da essi quanto dall'insegnamento altrui. Ciò che ho dato, invece, è ritornato al mittente. Vuoi per ulteriori miei errori, vuoi per incapacità di ascoltare. Lottare col provincialismo del pensiero, che ancora una volta fa dell'apparenza il suo punto di forza, si dimostra sempre l'errore che una persona dotata di intelletto può commettere nel rapportarsi con persone che si dimostrano false e meschine.

Non mi riesce

Non riesco a star tranquillo. Perché, purtroppo, continuo a pensare. Penso tantissimo, e ogni volta che penso... mi trovo di fronte a tante scelte da prendere. Tante ne prendo, tante ne sbaglio, altre le azzecco. Più vado avanti, più ho paura di non trovare più scelte. E, di fronte ad una situazione del genere, non potrei restare calmo.

Sarà il periodo strano. Ho voglia di dire. Voglio dire che ho voglia di fare. E voglio. Avrei una gran voglia di tirarne, ma di tirarne di pesanti.

Devo dimenticare quei propositi. Non ho bisogno di nessuno, so benissimo di stare bene così come sono. È soltanto chimica. Stupida e squallida chimica, non ha senso che mi lasci coinvolgere da sciocche reazioni tra molecole. Io mantengo le redini, non la chimica. Io.

E io sono vivo e reale. Sono tangibile. Io sono dimostrabile. Io sono qui, esisto, non si può negare. Chi nega questo, è un sopravvivente. Qualcuno che non ha ben chiaro il senso.

Sta finendo. È tempo di ricominciare. 


Cur non loqueris?

Già. Perché non parli?
In fondo, basterebbero poche righe. Anche una sola. Ma almeno di' qualcosa, io sono stufo.
Io non posso dare il La. Quando stavo per farlo, sono stato frenato da un La altrui. Non si poteva ricominciare da capo.
Tutto è iniziato con un La non voluto. Ed io non posso dare il mio, non posso. Posso darti un Do, posso darti un Fa. Magari posso darti un accordo di Fa maggiore diesis. Ma non chiedermi di dare il La, non puoi chiedermi questo.
E sto confidandomi con un blog, capisci? Con un blog.
Non posso dare il La su un blog.

Passando ad altro. Ho consegnato il progetto che mi tartassava da tempo. Non funziona, ma non fa niente. Mi ha rovinato le vacanze di Natale. Non voglio più pensarci.
Piuttosto, al professore auguro tante belle cose. Ma tante.

Io vorrei rilassarmi, intanto, ma non si può. Non mi è concesso. E non è per la storia del La, perché io sono molto paziente.
Il punto è che io sono molto stanco e devo correre qui e là su richiesta di mille persone. Voglio stare un po' sul letto. Magari passare un'intera giornata a letto. Lontano da tutto e da tutti per un po'.
O, almeno, lontano da quel tutto e quei tutti che non voglio avere intorno.
C'è una parte, fuori da quei tutti, che non posso allontanare. Ora, proprio ora, vorrei stare con quella parte. Ma ora non si può, sono fuori orario.

Se ne parlerà un'altra volta. Tra poco finirà l'anno. Oggi è già 30 dicembre.
Manca poco anche al mio compleanno. E vai con i 21. Vedrò di andare ad un concerto.

Ma ora basta. 


Io uccido

Sì, oggi potrei uccidere qualcuno. Volete sapere il perché?
Perché è stata una giornata di merda.

Il PC si suicida. Poi si suicida il cellulare. Poi non riesco ad andare ad un concerto per casini organizzativi. Poi la 360 che rallenta mentre gioco ad Assassin's Creed 2 rendendolo ingiocabile.

Tutto che va di merda. Evviva. 


Ci mancava questo

Sono costretto a usare il portatile perché il PC si è appena suicidato.
Il 22 ho la consegna del progetto. Senza PC sono bello che fottuto.

Mille grazie, signora sfiga. 


Resoconto

Manco da molto, credo di dover dire qualcosa. È stata una pessima settimana.
Avanti e indietro. Muoversi continuamente. Mai fermarsi, mai fermarsi, mai fermarsi.
Senza controllo, una pedina in continuo movimento, attiva il cervello, attiva il cervello.
Non va.

Ho il nuovo progetto. Ho gli esami. Uno è tra pochi giorni. Il 22.
Non va. Ho la consegna.
Non va.

Giovedì mattina fuori, due ore a casa, nuovamente fuori, ritorno a casa e Grey's Anatomy e mi deprime tantissimo.
Non va.

Non può andare avanti così. Da solo non ce la posso più fare.
Mi serve aiuto. 


"Un attimo!"


"Un attimo!"

Quelle due dannatissime parole che si sentono costantemente, a bordo di un autobus.

"Un attimo!"

I vecchi che gridano costantemente queste due parole. Sono lì, di fronte alla porta. Stanno scendendo, il conducente li vede. Ma loro, all'apertura della porta, gridano "Un attimo!", come se il conducente fosse sul punto di ripremere il pulsante e far scattare le porte davanti al di loro naso.



Dannazione!

Insieme ai vecchi che fanno di tutto per prendere il posto dove sono seduto, mi fanno incazzare.



Che rabbia.


Poche parole...


Vaffanculo alla primavera.

No, sul serio.

La primavera è una stagione del cazzo, fa schifo, è una vera merda.



Vorrei solo che sparisse.


I libri usati? Inutili!


Il titolo del post, in effetti, rispecchia la mia amarezza per quanto riguarda il mercato dei libri usati.



Da quando esistono i libri scolastici, gli studenti (ed anche gli ex-studenti) rivendono i libri che hanno usato nel corso dei vari anni, sperando di racimolare qualche soldo per le spese future. E la cosa mi pare lodevole, in quanto gli studenti comprano questi libri usati facendo risparmiare soldi alle famiglie.



Ultimamente si parla tantissimo, fino alla nausea, del caro libri. Le case editrici fanno i loro comodi, le scuole fanno comprare le nuove edizioni e le famiglie si trovano a spendere denaro in quantità fra tasse scolastiche (e l'istruzione doveva essere gratuita, secondo la Costituzione) e libri nuovissimi che non hanno nulla di diverso dalle precedenti edizioni.



La cosa che mi fa rabbia, però, è che i genitori si lamentano tanto del costo dei libri, ma non fanno niente per arginare il problema. Anzi, cercano le nuove edizioni dei libri, perché le vecchie «no, ormai non vanno più bene», «se l'hanno cambiato ci sarà una ragione» e cose del genere.



Forse sono troppo stupido per capire queste cose, ma io ho studiato la filosofia su un libro vecchio di quasi 30 anni, vecchissima edizione del volume che si trova oggi in commercio. Le due edizioni differivano per qualche parola e per la numerazione delle pagine.



Stasera sono andato a vendere i libri che ho usato nei cinque anni di liceo. Ne ho venduti quattro o cinque. Un paio addirittura del primo anno. Tutti quelli che ho usato al quinto anno ora non servono più. Carta straccia, ci sono le nuove edizioni.



Buonanotte all'Italia.


...

Ok, ricominciamo da capo.

Il 28 febbraio ho sostenuto il secondo esame per il recupero del debito.

Qualcuno dalla memoria più lunga ricorderà che non l'avevo superato, ma
lo sapevo già da prima di sostenere il primo esame. Pre-cog, l'ho detto
allora e lo ripeto oggi.



Dicevo, ho sostenuto questo esame su Orazio. Eravamo in tre della mia classe. Superato. Tutti.

Ed era pure ora, dico io.



Ok, tralasciando questo spuntano fuori altri fatti.

Questa settimana, da oggi a sabato, sarà dedicata al recupero delle
insufficienze del primo trimestre, l'ennesima farsa partorita dalla
mente di... di qualcuno, boh.



'nzomma, secondo 'sta cavolata, chi ha preso un'insufficienza al primo
trimestre (da qui in avanti definiti "cattivi") dovrà, in questi
giorni, sanarla con un compito scritto o un'interrogazione orale, in
base alla materia ed alla scelta del docente.

E coloro che non l'hanno avuto (da qui definiti "bravi")?

I bravi faranno altrettanto, eccezion fatta per le materie esclusivamente orali, che vedranno impegnate solo i cattivi.



Così, oggi avevamo fisica e inglese.

Il compito di fisica per i bravi varrà come interrogazione orale, quello di inglese non so.

Il primo mi è venuto una mezza schifezza: chiedeva definizioni di
diverse cose. In tutto otto domande, io ho risposto a cinque e in
maniera un po' atipica. Nel senso che avrò scritto una marea di
cacchiate, ma io le definizioni non riesco a memorizzarle. Un po' come
la storia. Entrano da un orecchio, escono dall'altro.

Inglese, invece, era una pagliacciata. Semplicissimo. Dieci minuti netti, su 55 complessivi.



Domani, invece, la tragedia.



E' un po' di tempo che dovrei fare un'interrogazione di italiano, dal momento che non ho voto.

Sabato non sono andato a scuola.

Quello stesso giorno, la prof di italiano ha detto che, domani, avrebbe interrogato "le persone senza voto".

Per una ragione o per un'altra, si son ricordati di dirmelo solo oggi.

Se l'avessi saputo sabato, avrei avuto il tempo per prepararmi e
sostenere una buona interrogazione, ma in queste condizioni arriverò a
scuola impreparato, specialmente considerando che domani ho
un'interrogazione di arte, programmata da un po' di tempo, e devo
ancora studiare tutti gli argomenti, senza contare che ci sarà anche la
prova di matematica.

Giovedì, poi, ci sarà la prova di italiano, per tutti, valida come voto
orale. Sarebbe un'occasione perfetta per prendere un buon voto.



Sinceramente, sono costernato.

Mi dispiace moltissimo di aver saputo questa cosa con estremo ritardo.
Mi sembra una mancanza di rispetto nei miei confronti, mi sento una
persona dimenticata.

Quando vengo a sapere che altre persone sono in difficoltà, o sono
state richieste per un'interrogazione, io mi prendo la briga di
telefonare, avvertire e rincuorare.

Perché nessuno lo fa mai con me?

Perché nessuno si ricorda mai di me?

Ma soprattutto: perché devo condurre una vita da emarginato?



Perché devo sentirmi attaccato da ogni parte, oggetto degli scherni di chiunque?

Temo di non poter sostenere questa situazione abbastanza a lungo da finire l'anno scolastico.

Rischio di esplodere prima, di voler abbandonare tutto, di voler lasciare quel luogo di dolori e rimpianti.

Di voler sparire, non lasciarmi rintracciare dagli altri, abbandonare
questo anno e costruirne uno nuovo, più coerente, migliore da ogni
punto di vista.



Oppure mi risveglierei, sudato, da un lunghissimo sonno, trovandomi
anziano, steso in un letto, moribondo, di fronte ad uno stuolo di
persone che piangono lacrime forzate e mi renderei conto che tutto ciò,
tutto quel che sto attualmente vivendo, tutto ciò che sto attualmente
pensando, vedendo, creando non è altro che effimera fantasia.



Vorrei spegnere la mente. Solo per un po'.

Ma il mondo gira veloce e rischiamo di volare via.