Son giorni

Son giorni che non capisco, giorni che non intendo capire.
Osservo il mondo intorno a me e vedo solo il vuoto: il vuoto che c'è nelle persone, ormai abituate alla propria vita e poco propense al cambiamento.
Mi chiedo, allora, quanto di giusto e quanto di sbagliato esista. Mi chiedo se ha senso continuare a sperare che qualcosa cambi, che le persone si ricredano e che comincino a guardare sotto la superfice.

È di questo che si tratta: superficialità.
È doloroso, perché oggi nessuno è in grado di scavare e trovare il nucleo. Per indifferenza, per pigrizia. Perché?
Perché tutti vogliono la stessa cosa: tutto. E subito. Nessuno sa più aspettare, nessuno sa più capire. E si finisce in un circolo da cui non si esce. Si diventa unilaterali, si desiderano solo cose sbagliate. Demoliamo la speranza, manipoliamo le nostre vite... e poi? Viviamo di rimpianti. Reiterare lo stesso errore costa caro e le carte non possono essere rimescolate in eterno.
Incroci. Null'altro. Strade che si incrociano, chissà come, e poi si riparte, ognuno per la propria strada. Dimenticando che le persone non sono soltanto carne e ossa.
Se io potessi esprimere con le parole anche solo una parte di ciò che c'è nella mia testa, beh, non mi basterebbe un giorno intero.
Allora lascio queste poche parole, scritte di getto sul far della notte. Le lascio perché ognuno possa interpretarle come preferisce, come meglio crede. Le lascio, dedicandole a quelle poche persone che, forse, capiranno il senso vero di tutto questo.

Le lascio perché, leggendole, quelle stesse persone potrebbero capire gli sbagli commessi e, eventualmente, tornare indietro.

Non smetterò mai di sognare.


Tutti gli errori del mondo (con un lieve retrogusto di salsa di soia)

Attenermi al titolo che ho lasciato non sarà facile, soprattutto perché quest'idea di "tutti gli errori del mondo" mi è venuta per caso, un po' di tempo fa (conosco anche la data, è segnata: 7 aprile 2010). Non ho mai capito bene che cosa io stesso volessi intendere, ma trovo che sia una frasetta interessante. Non solo, perché due giorni dopo ho pensato di ampliarla, sottolineando che non voglio essere solo: "Aiutami a commettere tutti gli errori del mondo".

Bene, quindi questo intero post è dedicato a me stesso. Questo intero blog, per inciso, è dedicato a me stesso, quindi è superfluo lasciare questo annuncio, ma questo post in particolare è dedicato a me. Ho bisogno di un minimo di introspezione, per sapere che esisto ancora, per ricordarmi che la mia vita non è solo esteriore. La mia interiorità ha bisogno d'essere alimentata, e quindi perderò minuti - o ore, se sarà necessario - della mia vita per spiegare a me e agli altri cosa vuol dire, con precisione, che ho intenzione di commettere tutti gli errori del mondo. Sarà la volta buona che capirò cosa ho voluto dire.


[continua...]

Non mi riesce

Non riesco a star tranquillo. Perché, purtroppo, continuo a pensare. Penso tantissimo, e ogni volta che penso... mi trovo di fronte a tante scelte da prendere. Tante ne prendo, tante ne sbaglio, altre le azzecco. Più vado avanti, più ho paura di non trovare più scelte. E, di fronte ad una situazione del genere, non potrei restare calmo.

Sarà il periodo strano. Ho voglia di dire. Voglio dire che ho voglia di fare. E voglio. Avrei una gran voglia di tirarne, ma di tirarne di pesanti.

Devo dimenticare quei propositi. Non ho bisogno di nessuno, so benissimo di stare bene così come sono. È soltanto chimica. Stupida e squallida chimica, non ha senso che mi lasci coinvolgere da sciocche reazioni tra molecole. Io mantengo le redini, non la chimica. Io.

E io sono vivo e reale. Sono tangibile. Io sono dimostrabile. Io sono qui, esisto, non si può negare. Chi nega questo, è un sopravvivente. Qualcuno che non ha ben chiaro il senso.

Sta finendo. È tempo di ricominciare. 


Tutto ciÚ che ha un inizio...


... deve necessariamente avere anche una fine.



Pensaci. Ogni cosa finisce. Ogni cosa nasce, cresce e, alla fine, è costretta a morire.

Non c'è nulla che duri per sempre. Non in questo mondo, almeno. Non sappiamo se esistono altri mondi.

Ma qui è così. È l'ineluttabile destino del divenire. E non v'è rimedio alcuno.

Si può combattere perché qualcosa non muoia, tante cose si possono mantenere in vita più a lungo del previsto, ma è soltanto un modo per non guardare in faccia la realtà.

Soltanto un modo per non ammettere che nasciamo sconfitti. Che siamo parte di un ciclo. Che ciò che aspettiamo, in realtà, è la fine. Solo questo.

Negare è inutile. Arrendersi e accettare l'evidenza. Tutto è destinato a finire.



Nihil semper est.


Uff...

Non lo so più.

Non so se devo essere o meno triste, non so quando potrò finalmente cambiare quest'espressione arcigna che è stampata sul mio volto da lungo tempo.
Non so se potrò veramente cambiare me stesso. Nessuno mi ha mai insegnato ad essere ciò che sono, l'ho dovuto capire da me. L'ho capito ed ho agito dove potevo, per cambiare qualcosa che non andava bene. E non sono intervenuto lì dove ritenevo di non richiedere modificazione alcuna.
Però c'è ancora qualcosa di sbagliato, che ho individuato, ma che non ho intenzione di mettere in sesto. Forse perché mi va bene così, perché credo che vivere una parte della mia vita per inerzia mi permetta di concentrarmi su altri aspetti che, a ragione o a torto, potrei ritenere più importanti.

Ora ritengo di avere torto. Ma quel lento movimento è così bello, senza alcuno scossone.
E io sto bene senza scossoni. Ma sto sbagliando. Sto sbagliando tutto, mi sto perdendo quella parte.

Non riesco a fare due cose contemporaneamente. Mi sono abituato - forse male, chi lo sa? - a dare tutto me stesso in ogni cosa che faccio. Fino in fondo. Ma non mi è possibile farlo in più d'una cosa. Né so come fare per riuscirci.
Provarci? Servirebbe. Ma cosa accadrebbe?
Io non lo so. Non l'ho mai saputo.

Cos'è che devo lasciare? Cos'è che devo, invece, riprendere in mano? Cosa mi conviene fare, come dovrei comportarmi?
Quanta ipocrisia. La mia.
Sono uno schifoso ipocrita. Dovrei smettere di sorridere e dire le cose in faccia. Dalla prima all'ultima.
E perderei tutto. Ma quel tutto mi interessa sul serio? Dovrei pormi un freno? Dovrei cambiare, provarci almeno.

Forse dovrei smettere di preoccuparmi. Accontentarmi, per una volta. Ma non so farlo. Non ne sono capace, perché io devo arrivare in fondo, è il mio obiettivo.
Ma perché, in fondo?

Perché sono uno stupido, ecco perché.
Perché non so fare due cose contemporaneamente, e finisco per farne una sola, ma bene.

E se ne facessi due? Se le facessi entrambe bene?
Provarci? Servirebbe. 


Non voglio perdere la voglia di cantare

Però la voce cala e la gola brucia.
E finisco per star zitto, perché solo rochi suoni sostituirebbero la mia voce.
Ho voglia di parlare, ma non posso. Troppe cose cambierebbero e ora non ho voglia di cambiare la mia vita di conseguenza.

Forse ho sbagliato direzione, forse la sto sbagliando adesso. Forse sto solo farneticando, ma la verità, ancora una volta, è che serve un cambiamento. Un cambiamento bello grosso.

Sto organizzando le cose in questo senso. Sto lentamente abituandomi all'idea che tutto ciò dovrà ribaltarsi, che questa vita dovrà cambiarmi del tutto. Procedo lentamente, mi muovo con prudenza e confido nell'inerzia.

Io sono qui. Attendo che i pezzi si spostino verso i loro posti, che gli eventi facciano il loro corso. Magari anche che qualcosa inizi a mutare.

«Mentre la ruota gira, la ruota gira e va»


Istanti di passaggio


Sto riconsiderando molte cose.

Appunto, periodo di cambiamento. Sta cambiando il mondo, sto cambiando io. Sto cambiando idee.



Sto decidendo, sto pensando e intanto inizio a stare un po' giù. Ma proseguirò per questa strada. L'ho imboccata e devo percorrerla fino in fondo, non esistono alternative.



Qualsiasi cosa accada.



Non ho intenzione di fermarmi, per nessuna ragione. Continuerò.

Ma sono giù perché mi rendo conto di aver sprecato del tempo.



Ho provato a correre con una palla di piombo attaccata alla caviglia. Ho provato a restare a galla in un mare di merda e ci sono riuscito.

Ma si tratta sempre di un mare di merda.



Sono plateale in ogni gesto, nascondo doppi significati in ogni parola. Che nessuno capirà, che io dimenticherò. Che resteranno seppelliti nella tomba dei miei vaneggiamenti.



Sto per mettermi in gioco. Il passo che mi separa dalle Grandi Decisioni è breve. E quelle elencate non rappresentano che una minima parte.



Forse ho sbagliato tutto. Forse dovrei ricominciare da capo, ma perché perdere altro tempo?



Voglio ricominciare, si. Ma quando questo periodo sarà finito. Voglio ricominciare lontano da qui. Voglio andarmene da questo luogo feroce.



Si, voglio ricominciare.


I tempi cambiano

Ma le pubblicità restano le stesse.

Lo ammetto: le pubblicità non c'entrano nulla in questo intervento. Ma stanno cambiando un po' di cose.
Da un po' mi sto "disintossicando" da Facebook, nel senso che ho ricominciato a intossicarmi col blog. Ma io lo preferisco. Il blog è mio, i contenuti sono miei, li gestisco io.
Certo, il mio blog è collegato a Facebook, così finisce tutto pure lì, ma non ci penso più di tanto. Se non altro, QUI è sempre tutto aggiornato e in ordine (meno i commenti, poi ci penserò).

Stanno cambiando un po' di cose, dicevo.
Io sono ancora lo stesso, credo. In fondo, non sono mai cambiato molto. O forse non in meglio, ma non credo sia questo il punto. Il punto è che sta cambiando il mondo intorno a me. Lo percepisco sempre più spietato, sempre più indifferente e egocentrico. E non è un caso che certi cambiamenti siano cominciati poco meno di una ventina d'anni fa.

È un mondo di merda. E le pubblicità non sono rimaste le stesse. Lo ammetto, sto per parlare delle pubblicità. Ma io scrivo di getto, non penso mai prima. Ed è per questo che commetto molti errori. Tempi verbali, ripetizioni, parole fuori posto. Scrivo di getto, non rileggo. Mi piace essere diretto e pensare che la prima stesura sono io, qualsiasi modifica è una corruzione.

Le pubblicità non sono le stesse. Non sono più le stesse. Un tempo esisteva il pudore. Oggi esiste il nudo integrale e nessuno ci fa più caso.
Non sono un santo né lo sono mai stato. Resto indifferente anche io. O forse sono uno dei pochi. Resto indifferente perché faccio parte anche io di questo tempo. Di questi tempi di merda.
Ma vado avanti e non guardo alle spalle. E faccio squallida retorica. Sono nella giusta posizione per farne. Sono uno squallido ipocrita, figlio del mio tempo, che pensa al suo tornaconto e non si cura degli altri.

Di buona parte degli altri.

L'ho detto, i tempi stanno cambiando.
Sono tempi feroci, tempi bui, ma io voglio provare ad accendere una candela. E mi piacerebbe vederne altre. Tante candele. Tanti piccoli segni di rivolta, che ammettano la realtà e che vogliano provare a spezzare il regime d'ipocrisia, a proseguire tutti insieme. Una proposta senza capo né coda, che non vuole avere un senso, ma che vuole provare a cambiare il piccolo ambiente circostante.

Molte cose stanno cambiando.

E anche io sto cambiando. La maggiore consapevolezza del mondo, delle atrocità e della sconfitta della razionalità e della ragionevolezza sono segni evidenti che... sto cambiando. E sono consapevole di altre cose che, molto presto, esploderanno.

Come una bomba atomica.

O una bomba a orologeria, il cui timer stia scorrendo da lunghi anni e che non aspetta altro che lo scatto dello 0.
Come un meccanismo ben oliato, come un software ben scritto, come una eterna consapevolezza che si palesa e si dimostra.

Come un'onda che porta via il mondo.

Come il fatto che, presto o tardi, dovrò decidermi a portare a termine le mie Grandi Decisioni. Perché di piccole decisioni è fatta la vita, ma anche di Grandi Decisioni che debbono essere completate. Di grandi lettere, di iniziali marchiate a fuoco nelle carni. Una P di patente che dovrà presto entrare nel mio portafogli, una P di palestra che dovrà presto rimettere in sesto questo sfacelo fisico, una A di algebra che mi assilla da lungo tempo, una serie di altre grosse lettere maiuscole che attendono soltanto di esplodere e mostrarsi per ciò che sono.

Voglio cambiare.

Diventare una persona migliore. Un obiettivo a lungo termine che richiede impegno e costanza.
E tante altre cose, tanti cambiamenti che mi riporteranno alla coerenza interna. Tante cose da fare.

Tante cose da dire, tante cose da scaricare. Non ne posso più.

 

Ho sete. 


Sono qui


Non è un bel periodo, ma non è nemmeno un periodaccio. È un periodo come tanti altri, ed io sto sempre qui.

Io aspetto alcune cose. Sono un tipo abbastanza paziente, ma anche io, a volte, piango perché c'è qualcosa che non va.



E in questi giorni sto facendo diverse cose. Sto studiando per gli esami di fine semestre, sto giocando con la mia nuova 360 (la sacrosanta!), sto scrivendo una classe in PHP abbastanza incasinata. L'ultima mi sta dando diversi grattacapi, più degli altri due "impegni".



E vabbè, è solo questo.


Forse...


... cambiare.



Perché è questo il succo. Cambiare, cambiare sempre. Migliorare, peggiorare. Non importa il verso. Importa il moto.

E il cambiamento fa parte di noi.



Credo di essere cambiato sempre in peggio. Non ho mai avuto spunti nel miglioramento caratteriale, sono diventato sempre più scontroso, scorbutico e acido. Tanto che non mi stupisco più di niente.



Non mi dico nemmeno che è il momento di cambiare, perché non lo farei. Non so dirmi di no.



Non ne sono capace.